Frontespizio di un’edizione stampata a Venezia nel 1559 di Paolo Giovio, Gli elogi, vite brevemetne scritte d’huomini illustri di guerra, antichi, et moderni, (traduzione di M. Lodovico Domenichi).
Frontespizio di un’edizione stampata a Venezia nel 1559 di Paolo Giovio, Gli elogi, vite brevemetne scritte d’huomini illustri di guerra, antichi, et moderni, (traduzione di M. Lodovico Domenichi).
Frontespizio da Historia generale di S. Domenico et dell’ordine suo de’predicatori, edito nel 1589 a Venezia da Damiano Zenaro, consultabile qui.
Jan Cornelisz Vermeyen: Muley Hassan e la sua corte a Tunisi (Metropolitan Museum of Art).
Lo strabico re di Tunisi della dinastia hafside veniva spodestato ed esiliato da Khareiddin Barbarossa nel 1534; soggiornò poi in Europa (in particolare a Bruxelles) per perorare la sua causa presso Carlo V, con l’aiuto del quale riuscì nel 1535 a riacquistare il suo regno - a caro prezzo, dato che divenne a tutti gli effetti vassallo dell’imperatore. Altri documenti (dubbi) attestano che, con l’aiuto di 1.500 schiavi cristiani liberati, Hassan organizzò un’eroica resistenza in montagna.
Nel 1542 tuttavia veniva nuovamente esiliato, nonché definitivamente accecato dal figlio Muley Ahmed (sebbene lo strabismo, nonché l’abitudine di ascoltare musica bendato, già lo aveva reso celebre come “il cieco” - sinistro presagio). Dopo aver peregrinato per un po’ per le corti italiane, morì, si dice, dopo essersi convertito al cristianesimo.
…Oltre che sia robusto, e sì possente,
che pochi pari a nostra età ritruova,
e sì astuto in mal far, ch’altrui niente
la possanza, l’ardir, l’ingegno giova;
porta alcun’arme che l’antica gente
non vide mai, né fuor ch’a lui, la nuova:
un ferro bugio, lungo da dua braccia,
dentro a cui polve ed una palla caccia.
Col fuoco dietro ove la canna è chiusa,
tocca un spiraglio che si vede a pena;
a guisa che toccare il medico usa
dove è bisogno d’allacciar la vena:
onde vien con tal suon la palla esclusa,
che si può dir che tuona e che balena;
né men che soglia il fulmine ove passa,
ciò che tocca, arde, abatte, apre e fracassa.
Pose due volte il nostro campo in rotta
con questo inganno, e i miei fratelli uccise:
nel primo assalto il primo; che la botta,
rotto l’usbergo, in mezzo il cor gli mise;
ne l’altra zuffa a l’altro, il quale in frotta
fuggìa, dal corpo l’anima divise;
e lo ferì lontan dietro la spalla,
e fuor del petto uscir fece la palla,
— Ludovico Ariosto, Orlando Furioso, 28-30, IX